Perché dietro un comportamento non troviamo quasi mai solo il comportamento stesso. Troviamo una persona, le sue relazioni, i suoi tentativi di adattarsi, le sue fragilità e le risorse che, fino a quel momento, è riuscita a costruire.
Quando frequentavo l'università, ben prima di iniziare la mia formazione in psicoterapia costruttivista, decisi di dedicare la tesi di laurea triennale alla relazione tra stili di attaccamento, alessitimia e dipendenza da alcol.
All'epoca non lo sapevo ancora, ma quello che mi incuriosiva era già molto vicino al modo di guardare la persona che oggi ritrovo nel costruttivismo.
Mentre molte ricerche si concentravano soprattutto sulle conseguenze negative della dipendenza, ciò che continuava a interrogarmi era un'altra domanda: perché una persona continua a bere, nonostante la sofferenza che questo comporta?
Ricordo ancora un'osservazione che mi venne fatta durante la discussione della tesi. Una docente mi disse: "Finalmente qualcuno che non parla solo degli aspetti negativi dell'alcol, ma prova a comprenderne anche la funzione."
Quella frase mi è rimasta dentro.
Perché non significa affermare che l'alcol faccia bene o che la dipendenza sia qualcosa di positivo. Significa riconoscere che, se un comportamento continua a esistere, è probabile che, almeno in un certo momento della vita della persona, abbia avuto un significato e abbia risposto a un bisogno.
Forse ha aiutato a sentirsi meno soli.
Forse ha permesso di esprimere emozioni difficili da nominare.
Forse ha reso più facile stare con gli altri o mettere a tacere un dolore che sembrava insostenibile.
Comprendere tutto questo non significa giustificare il comportamento. Significa provare a comprenderne la funzione all'interno della storia della persona.
È proprio questo ciò che, qualche anno dopo, ho ritrovato entrando nella Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Costruttivista Narrativa. Ricordo di aver avuto una sensazione molto chiara: mi sentivo a casa.
Mi sono resa conto che molte delle domande che mi avevano accompagnata negli anni precedenti erano profondamente coerenti con questo approccio. Non cercare semplicemente le cause o le etichette, ma interrogarsi sul significato che ogni esperienza, ogni sintomo e ogni comportamento assume nella vita di quella specifica persona.
Oggi continuo a pensare che anche una dipendenza, prima di essere un problema da eliminare, sia una storia da comprendere. Perché dietro un comportamento non troviamo quasi mai solo il comportamento stesso. Troviamo una persona, le sue relazioni, i suoi tentativi di adattarsi, le sue fragilità e le risorse che, fino a quel momento, è riuscita a costruire.
Dietro una dipendenza c'è sempre una persona, non solo un sintomo. Qualunque sia la tua storia, merita di essere ascoltata senza giudizio. A volte il cambiamento non inizia cercando di combattere il comportamento, ma fermandosi ad ascoltare ciò che, attraverso quel comportamento, ha cercato di trovare spazio o di essere protetto.
-Isabella Tacchino-
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