"Scatti (im)perfetti": quando rallentare diventa un atto di coraggio

Pubblicato il 19 agosto 2026 alle ore 10:51

Un romanzo formativo che invita adolescenti, genitori e adulti a guardare oltre i comportamenti, riscoprendo il valore dell'ascolto, delle relazioni e delle domande.

 

In un tempo in cui tutto sembra correre veloce e in cui molte delle nostre connessioni passano attraverso uno schermo, nasce il desiderio di fermarsi e tornare a domandarsi: quanto riusciamo ancora a guardarci davvero? Quanto spazio lasciamo all'ascolto, alle emozioni e alle parti più fragili di noi?

Da queste domande nasce il mio romanzo, pensato come un romanzo formativo: una storia che non vuole offrire risposte già definite, ma aprire possibilità di riflessione. Credo infatti che ogni persona costruisca significati a partire dalla propria esperienza e che non esista un unico modo di leggere ciò che accade. Per questo ho scelto di raccontare una storia capace di lasciare spazio alle domande, affinché ogni lettore possa incontrare i personaggi e, forse, anche qualche parte di sé.

La storia segue Sofia ed Edoardo, due adolescenti che vivono forme diverse dello stesso bisogno: essere visti e riconosciuti nella loro autenticità. Lei si rifugia nel "silenzio", lui nel "rumore", ma entrambi cercano uno spazio in cui poter essere accolti.

Attorno a loro anche gli adulti si confrontano con le proprie fragilità. Genitori spesso disorientati nel tentativo di accompagnare i figli in un mondo sempre più veloce, iperconnesso e complesso, dove comunicare sembra diventare sempre più difficile. Perché crescere non riguarda solo i ragazzi: anche gli adulti sono chiamati continuamente a interrogarsi, cambiare prospettiva e imparare.

Nel corso della storia emergono temi che appartengono profondamente alla quotidianità di molti giovani e famiglie: la difficoltà di esprimere ciò che si prova, la paura di non essere abbastanza, la ricerca di approvazione, il confronto con immagini idealizzate sui social, il bullismo e il cyberbullismo, la fatica di chiedere aiuto e mostrare le proprie vulnerabilità.

Uno dei messaggi centrali del libro è che non esistono eroi perfetti. Ogni personaggio porta con sé fragilità, errori e possibilità di cambiamento. La crescita non nasce dall'essere impeccabili, ma dalla possibilità di conoscersi, riconoscersi e costruire nuove modalità di stare in relazione con sé stessi e con gli altri.

Un tema centrale è anche quello della connessione.Viviamo in un'epoca in cui la connessione digitale non è mai stata così semplice e immediata. Con un semplice tocco sullo schermo possiamo raggiungere una persona dall'altra parte del mondo, condividere immagini, pensieri, emozioni e rimanere costantemente aggiornati su ciò che accade intorno a noi. Eppure, proprio mentre aumentano le possibilità di essere connessi, sembra ridursi la nostra capacità di sentirci davvero in relazione. Possiamo trascorrere ore a conversare con qualcuno a migliaia di chilometri di distanza e, allo stesso tempo, non conoscere il vicino di casa o faticare a rivolgere lo sguardo a chi ci siede accanto.

È questo il grande paradosso del nostro tempo: siamo sempre più connessi, ma non necessariamente più vicini. La tecnologia ha accorciato le distanze geografiche, ma non sempre quelle emotive. La connessione, infatti, non coincide automaticamente con l'incontro; la possibilità di comunicare non garantisce la costruzione di una relazione.

Per questo, alla fine del romanzo, ho scelto di inserire una parte più esperienziale con alcune proposte di esercitazioni rivolte ai ragazzi, alle famiglie e agli adulti che li accompagnano. Tra queste, anche un diario della consapevolezza digitale, pensato per interrogarsi sul proprio rapporto con i dispositivi. L'obiettivo non è indicare ciò che è giusto o sbagliato e nemmeno demonizzare i social e la tecnologia che sono molto utili in alcuni casi, ma invitare a osservare la propria esperienza e attribuirle significato.

Anche il tema educativo attraversa tutta la storia. Oggi molti genitori si trovano a cercare un equilibrio tra il modello educativo più rigido del passato e il rischio di una permissività senza confini. Accompagnare un figlio significa infatti saper unire ascolto e presenza, accoglienza e autorevolezza. Le regole sono preziose, possono rappresentare una guida e uno spazio di sicurezza all'interno del quale crescere.

Ho scelto di raccontare questa storia perché contiene molti dei temi che da sempre porto anche nella mia professione: l'importanza delle relazioni, dell'ascolto, della comprensione reciproca e della possibilità di incontrare l'altro andando oltre ciò che appare.

Perché spesso dietro un comportamento c'è una storia che non conosciamo ancora. E forse il primo passo per costruire relazioni più autentiche è proprio questo: fermarsi, guardare davvero e provare ad ascoltare ciò che non sempre riesce a trovare voce.

 

-Isabella Tacchino-

Per Giacovelli Editore

 

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